Fluidità culturale: la storia umana è statica oppure dinamica?

Di norma, consideriamo il passato come una dimensione intoccabile, alla quale specifici fatti sono continuamente aggiunti in modo tale da costituire una collezione cronologica di eventi. Il poeta e intellettuale J. L. Borges sfida questo scenario, chiedendo al suo personaggio Pierre Menard di ri-scrivere un romanzo che sia letteralmente coincidente al Don Chisciotte di Cervantes. Tuttavia, nonostante il compito appaia banale, esso gli risulta in realtà impossibile: possiamo davvero riprodurre il significato originario di un’opera, pur sapendo che l’atto di riscriverla è necessariamente investito da una verità storica differente?

Nelle nostra mente, comunemente definiamo la storia come una collezione di fatti avvenuti l’uno dopo l’altro, sin dalle origini dell’umanità.
La prima definizione del sostantivo fatto riportata sul dizionario è la seguente: “Una cosa che è stata provata esser vera oppure è nota essere vera.” (Nell’originale inglese di questo articolo, la definizione è riportata su English Oxford Dictionaries).
Se decidiamo allora di aderire fedelmente a questa logica, un evento può essere considerato un fatto, solo qualora rechi anche un significato di verità.

Ma qual è la nostra percezione della verità?
Partendo dalla definizione di storia, la verità dovrebbe semplicemente rappresentare un’aggiunta crescente di fatti statici e ben definiti.
Infatti, sin dalla nascita, i bambini sono strutturalmente obbligati ad accettare alcune componenti fondamentali della conoscenza umana, senza avere la possibilità di stabilire se siano vere oppure no. Dover ri-testare ciascun aspetto della nostra conoscenza, avrebbe senza dubbio pesanti ripercussioni sulla psiche infantile.
Pertanto, in primo luogo come bambini ma poi anche come adulti, sentiamo l’inevitabile necessità di poggiare su alcune certezze, se non altro per garantirci un certo benessere psicologico.

Tuttavia, questa tendenza a considerare il passato – ossia ciascun fatto avvenuto prima della nostra comparsa sulla Terra – come uno scenario permanente e intoccabile, colloca noi individui in una prospettiva erronea.

Per svelare questa contraddizione, J. L. Borges – poeta e scrittore argentino – immagina che un autore fittizio, di nome Pierre Menard, si impegni nella ri-stesura del Don Chisciotte di Cervantes, producendo un’opera che sia ad esso identica parola per parola (1, 2).  Tuttavia, nonostante il compito possa apparire semplice, in realtà Menard si ritrova nell’impossibilità di portarlo a termine: gli risulta cioè impossibile ricreare l’esatto significato dell’opera originaria, dal momento che il suo stesso atto di riscrittura è intrinsecamente investito di un nuovo significato di verità, del quale egli non può sbarazzarsi.

Vediamo allora come Borges racconta le intenzioni di Menard:

“Chi insinua che Menard dedicò la vita a scrivere un Chisciotte contemporaneo, calunnia la sua chiara memoria. Non volle comporre un altro Chisciotte – ciò che è facile – ma il Chisciotte. Inutile specificare che non pensò mai a una trascrizione meccanica dell’originale; il suo proposito non era di copiarlo. La sua ambizione mirabile era di produrre alcune pagine che coincidessero – parola per parola e riga per riga – con quelle di Miguel de Cervantes.” (2)

Per comprendere a fondo l’obiettivo di Menard, è necessario ribaltare il senso comune.
Tipicamente, pensiamo che la nostra comprensione di un testo scritto coincida con le intenzioni originali dell’autore. Tuttavia, sebbene la composizione letterale di un testo non cambi nel tempo – essa è stabile – il suo significato non è affatto permanente, ma è anzi dipendente dal contesto storico.
Pertanto, non dovremmo forse considerare le intenzioni di un autore come fatti cristallizzati, mentre i suoi prodotti letterari quali matrici fluide, i cui significati dinamici dipendono dalle tendenze contingenti e dalle singole realtà storiche? Mentre la verità di una realtà contingente ne illumina il significato storico, la riproduzione scritta di eventi non porta – di per sé – alcun significato concreto.
E proprio qui infatti si infrange il sogno di Menard: per comporre un Don Chiosciotte originale, avrebbe dovuto essere Miguel de Cervantes stesso, agli inizi del diciassettesimo secolo.

A questo punto potremmo forse fare un passo ulteriore e immaginare, al di là del potere della scrittura di un testo, gli effetti di una sua lettura: possiamo dunque pensare che oggi, nel ventunesimo secolo, approcciando il Chisciotte, le intenzioni di Cervantes siano ancora vitali?
Senza dubbio, dovremmo cominciare a riconsiderare la storia come una collezione flessibile di opinioni e di prospettive, il cui significato cambia nel tempo.
La verità è di certo un focolare ribollente, che tende costantemente a ridefinire le nostre modalità di percezione del reale.

 

Simone Redaelli

 

Referenze:

  1. de Cervantes, M., “Don Chisciotte della Mancia”, 1605-15.
  2. Borges, J.L., “Pierre Menard, Autore del Chisciotte (A Silvana Ocampo)”, 1939.
Received: 18.9.18, Ready: 9.10.18, Editors: FG, RG

 

 

2 thoughts on “Fluidità culturale: la storia umana è statica oppure dinamica?

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s