Il ruolo culturale del singolo individuo nel nuovo millennio


Agli albori della storia, la cultura nacque come strumento per fronteggiare le insidie della natura selvaggia: ogni singolo individuo era dunque portatore dell’intera conoscenza primordiale. Oggigiorno, poiché la specie umana può considerarsi salva dai pericoli naturali, quel significato culturale originario è divenuto obsoleto. Mentre la nostra civiltà sembra espandersi tanto rapidamente, come possiamo noi – in qualità di individui – farne ancora attivamente parte?

Qual è il significato attuale del termine cultura?

Esiste una definizione del concetto di cultura che ha attraversato i millenni: ‘ogni aspetto della realtà che riguarda specificamente gli esseri umani, e non può essere corrisposto a nessun altro essere vivente.’

L’umanità si è naturalmente evoluta con lo scopo di ricercare la verità nel mondo. Quando i primi esponenti della specie Homo sapiens presero coscienza di loro stessi, questa tensione verso il sapere ebbe modo di prendere vita. E il risultato di questo movimento dinamico è il progredire della nostra storia.

Pertanto, queste prime considerazioni già ci conducono alla seguente osservazione: all’origine del nostro tempo, ogni individuo umano era portatore della totalità della cultura dell’epoca. In altre parole, ogni essere umano era un detentore universale di conoscenza.
Senza ombra di dubbio, una prospettiva affascinante.

Proviamo ora ad affrontare questa dimensione con qualche esempio.
Quando per la prima volta Homo sapiens realizzò di esistere, fu immediatamente calato in un contesto di lotta per la sopravvivenza. Tale battaglia fra la vita e la morte costituì la principale forza trainante della nostra cultura primigenia. Qualsiasi cosa uscisse dalla nostra mente doveva essere in grado di sopperire alla nostra evidente debolezza di fronte a una così inesorabile e cieca spinta della natura.

Da notare: finché gli ominidi costituirono una parte dello sfondo naturale, essi vissero in perfetto accordo con le leggi stesse della natura. Possedevano istinti perfettamente adattati a quel genere di esistenza. È invece l’emergere di una coscienza, l’unico vero fattore in grado di porre una distanza fra uomo e natura: poiché oggi siamo a tutti gli effetti “fuor di natura”, veniamo allo stesso tempo ricollocati in una costante dimensione di non-conoscenza nei confronti della stessa. Dobbiamo insomma re-imparare a interagire con un mondo che all’improvviso ci risulta in qualche modo nascosto.

Risalendo alla domanda originaria, ora potremmo sentire la necessità di rifrasare come segue: è ancora ciascun individuo sulla Terra, un fedele rappresentante della nostra moderna cultura? Chiaramente no.
Qualora il mio cellulare rovinasse al suolo aprendosi nelle sue molteplici componenti, io sarei solo in grado di raccoglierne i pezzi. Niente di più.
In totale onestà, la maggior parte di noi non è assolutamente in grado di assemblare le parti elettroniche di uno strumento. Per non parlare delle abilità necessarie alla programmazione, ossia a ciò che a tutti gli effetti rende possibile l’accensione e l’impiego quotidiano di un cellulare.
Da tutto questo emerge dunque un’ovvia osservazione: un individuo moderno non è in grado di personificare l’anima del mondo. Al più può cercare di rappresentarne una piccola parte.

Ora, di certo il lettore potrebbe protestare e chiedere “Il nostro mondo, il nostro orizzonte degli eventi è decisamente più complesso rispetto a quello di settantamila anni fa. Come ci si può davvero aspettare di poter entrare in contatto con tutti gli aspetti della verità?”
È chiaro che nessuno può pretendere questo. Tuttavia, si tende sempre più a impiegare quesiti del genere, per ribaltare una problematica evidente: visto che il mondo è così complesso, perché mai dovrei investire il mio tempo nel tentativo di esplorarlo e comprenderlo?
Oggigiorno, è davvero possibile trascorrere un’intera esistenza senza conoscere alcun aspetto rilevante della realtà.

Perché allora questo comportamento si sta diffondendo fra di noi così rapidamente?Come già accennato in precedenza, non è difficile realizzare come la specie umana sia “fuor di selezione”, non più soggetta alle pressioni selettive naturali. Nei fatti, non viviamo più all’interno di un mondo selvaggio.

Poiché dunque l’uomo non è più in costante pericolo di vita, quel significato originario della sua cultura diviene inutile.

E qui allora si materializza il paradosso culturale moderno: mentre la nostra civiltà – globalmente – continua ad espandersi, in qualità di singoli individui noi non riusciamo più a rintracciare un motivo per il quale dovremmo abbracciare questa espansione.
Fra le tante, questa è di certo una ragione determinante per giustificare l’emergenza di una nuova categoria di individui: quella degli Utenti.

In parole semplici, a miliardi siamo ormai divenuti soggetti incapaci di fare mondo, e giornalmente ci limitiamo a prendere e a sfruttare appieno solo ciò che ci vien dato.

Forse, in qualità di soggetti attivi di una storia umana infinita, non dovremmo limitarci alla sola passività di Utenti, ma dovremmo piuttosto provare in prima persona a rinnovare la nostra cultura.

 

Simone Redaelli

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