Perché in ogni notizia si annida sempre una certa dose di mistificazione

Leggendo un giornale oppure seguendo le notizie in televisione, spesso capita di non accorgersi di come ciascun articolo e ciascun servizio non possano fare a meno di mistificare la realtà. In questo contesto, proveremo concretamente a capire in che cosa consista questa componente fittizia inevitabilmente presente in qualsiasi report ci capiti di incontrare.  

Una delle più comuni definizioni di Fake News è la seguente: false narrazioni di eventi, intenzionalmente o non intenzionalmente diffuse sul Web, sui social network oppure mediante i media tradizionali, e generalmente caratterizzate da un’apparente plausibilità che ne garantisca la rapida diffusione.

In questo contesto, non proveremo a spiegare le ragioni per le quali le Fake News esistano, oppure perché riescano a diffondersi in maniera incondizionata.
Proveremo piuttosto a capire per quale motivo la definizione di  “Fake News” possa tranquillamente sostituire la più ampia e semplice definizione di “News” (ossia di notizia).

Nell’espressione “Fake News” possiamo individuare due componenti: la componente “Fake” (ossia di finzione) e la componente “News”. Ma quale delle due è quella dominante? In assenza di quale fra le due componenti, la definizione di “Fake News” perderebbe di senso?

Senz’ombra di dubbio, ciascuna Fake News è – per prima cosa – una news.
Sebbene riconosciuta come fake, viene presentata sottoforma di news. Questo significa che nell’essenza “dell’essere news”, ossia all’interno di quella struttura che modella ciascuna news, il dimostrarsi leale nei confronti della verità non è un requisito necessario. In altre parole: affinché sia percepito come genuino, il contenuto di una notizia non deve necessariamente aderire alla “cosa” che pretende di presentare. O ancor meglio, dovremmo probabilmente dire che non può mai aderire ad essa.
Affermando questo, non ci stiamo riferendo all’intenzione del giornalista di essere leale oppure sleale nei confronti della verità: quando dichiariamo che ciascuna notizia non può mai sostituire l’originario oggetto o fatto che vuol presentare, siamo già oltre qualsiasi volontà umana.
In sostanza, qualsiasi notizia – a prescindere dalla genuinità o dalla mistificazione che in essa si possa ricercare – è sempre la rappresentazione di un evento originario: è una proiezione.

Ciò che rende alcune notizie più credibile di altre, è soltanto la loro capacità di mimare alla perfezione la cosa reale, in modo tale da poter persuadere il pubblico rispetto alla loro autenticità. Pertanto, nel senso che abbiamo discusso, ciascuna notizia è – per definizione – una Fake News, dove l’esser fake significa appunto essere “una rappresentazione – l’ombra – della cosa reale, cosa reale che è strutturalmente assente all’interno della notizia, perché il lettore o il telespettatore non possono in alcun modo farne esperienza.”
Ma che cosa intendiamo dire con esattezza, quando diciamo di non poter fare esperienza della cosa reale in sé?

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Foto: Negative Space.

Veniamo ad un esempio pratico. Ipotizziamo che ci venga detto: “La carbonaia è vuota”*. Che cosa stiamo apprendendo da questa notizia? Stiamo facendo esperienza di una carbonaia reale, tangibile e ben visibile ai nostri occhi? Chiaramente no. Stiamo forse sperimentando uno stato di “vuotezza”? Nemmeno. In realtà, una notizia di questo genere non fa altro che recapitare un prodotto confezionato, contenente la seguente informazione: “Visto che la carbonaia è vuota, è giunto il momento di riempirla”. Il destinatario non fa altro se non accogliere un’informazione pre-costituita, un messaggio specifico che risulta essere completamente diverso rispetto a ciò che pretende di sostituire (ossia la cosa originaria). Con maggiore esattezza: il ricevente vince un pacchetto con recapito a domicilio, contenente un pregiudizio sulla realtà. È infatti innegabile come l’informazione ricevuta sia ben lontana dall’essere un aspetto disadorno e autentico della realtà. In sostanza, l’informazione ricevuta altro non è, se non un prodotto pronto all’uso.

Nel complesso, il problema più rilevante delle Fake News non è tanto quello di essere appunto notizie false, ma piuttosto ad essere problematica è la loro stessa natura di notizie. Tutte le notizie strutturalmente recano una certa dose di mistificazione, poiché “essere fittizie” è parte fondante della loro essenza.

Ora, è necessario considerare i numerosi effetti negativi di una ricezione a domicilio delle informazioni (per esempio, ogni qual volta accendiamo i nostri smartphones, computers o televisori).

Per prima cosa, non incontriamo mai il contenuto originario di qualsiasi notizia, dal momento che il contenuto stesso della notizia altro non è se non la semplice rappresentazione del fatto originario, e non il fatto originario stesso. Questa rappresentazione è pertanto un artefatto, nel senso che pretende di essere il fatto originario persuadendo il pubblico della propria autenticità, quando chiaramente è qualcosa d’altro. Visto che ogni notizia pretende di coincidere con la verità – di essere in altre parole coincidente con la cosa che sta riportando – per definizione è sempre una mistificazione.
Per tutte queste ragioni, abbiamo dimostrato come ogni notizia sia un fake.

Su queste basi, dobbiamo anche considerare alcune inevitabili implicazioni.

Poiché la notizia è spedita a domicilio, essa si arroga il diritto di decidere che cosa sia necessario sapere del fatto originario, presentandosi come un giudizio sulla realtà. A tutti gli effetti, essendo un rielaborato del mondo, non ci chiede alcuno sforzo intellettivo di interpretazione. Ci evita insomma di elaborare conclusioni personali sull’interezza del fatto originario, che ci è appunto inaccessibile. È chiaro che, acconsentendo di ricevere un pacchetto che già contenga tutto il necessario, stiamo rinunciando alla libertà di percepire il reale in modo comprensivo: la notizia elide automaticamente tutti quegli aspetti che reputa irrilevanti.

Risalendo al nostro esempio pratico: non facciamo esperienza della carbonaia nella sua interezza, ma piuttosto siamo informati del semplice fatto “che sia vuota”.

Alla luce di tali considerazioni, dovremmo renderci conto di quanto la relazione fra le notizie e il pubblico sia sempre sbilanciata. Anche quando l’intenzione originaria è puramente onesta, il contenuto del pacchetto spedito a domicilio è sempre lontano dall’essere la verità dei fatti.
Tutto questo non dovrebbe allora renderci sospettosi?

Di certo dovrebbe, ma il problema è che la notizia non viene mai percepita come una mistificazione.

Purtroppo ogni notizia viene sempre presentata come se coincidesse con la verità. Nessuna notizia dichiara mai il proprio grado di mistificazione, rendendo il ricevente incapace di percepirlo.
Allo stesso tempo però, c’è anche da dire che nessuna notizia può sopravvivere in assenza di questa componente fittizia. In nessun caso la notizia potrà mai aderire al fatto originario, e sempre dovrà rappresentare qualcosa d’altro.

Per cercare allora di smascherare questa dose di mistificazione sarebbe bene adottare comportamenti più cauti e coscienziosi.
Dovremmo sempre cercare di interagire con diverse fonti che riportino la medesima notizia: questo approccio aiuterebbe di certo a svelare una buona quota di finzione.

Se possibile, sarebbe anche bene visitare in prima persona “il teatro degli eventi narrati”, per fare esperienza diretta della genuinità dei fatti.
Dobbiamo inoltre essere sempre aperti alla discussione. Visto che il rapporto iniquo fra la notizia e il pubblico è sempre vissuto in solitudine – e dunque in silenzio – da parte del pubblico stesso, discutere liberamente aiuterebbe ad aumentare la consapevolezza individuale sulle diverse questioni in esame.

E per favore: proviamo a mantenere le nostre attitudini mentali sempre attive. Con l’attuale transizione verso un mondo “come rappresentazione”, lo sforzo che ci viene richiesto per interpretare la realtà sta diminuendo di giorno in giorno.

 

Simone Redaelli

 

Referenze:

*L’esempio menzionato è tratto da Anders, G., “L’uomo è antiquato 1. Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale”, 1956.

 Ricevuto: 09.01.18, Pronto: 25.01.19, Editori: CV, AFB.