Un archivio vivente per la custodia dell’eredità umana

Che cosa accadrebbe alla nostra cultura, se l’umanità andasse incontro ad estinzione? Il poeta canadese Christian Bök allarga i nostri orizzonti di ricerca, nel tentativo di rendere il DNA un sistema in grado di archiviare la nostra conoscenza in modo duraturo. 

Dagli inizi della storia umana, la nostra modalità d’archiviazione delle informazioni è largamente migliorata.

I poemi omerici dell’Iliade e dell’Odissea, che noi oggi consideriamo maestose opere letterarie, dovrebbero piuttosto essere considerate dei chiari esempi di composizione dinamica. Durante l’epoca della Tradizione Orale, tali opere furono trasmesse a voce da una generazione all’altra e solo successivamente furono fissate in una forma più stabile. Ciò accadde con la nascita di una letteratura scritta.

Ora, sebbene sia entusiasmante poter considerare i nostri prodotti artistici come opere sottoposte ad un continuo processo di rinnovamento, senza dubbio l’invenzione della scrittura ci ha concesso di documentare gli eventi storici in maniera più attendibile.

Nonostante la nostra storia sia ancora vittima di interpretazioni, oggi ci è – per lo meno – possibile asserire alcuni fatti.

Proviamo allora ad immaginare il seguente scenario: che cosa accadrebbe all’intera conoscenza, se l’umanità andasse incontro ad un’apocalisse? Nell’eventualità di una guerra catastrofica, di una letale pandemia o di una crisi ecologica, potremmo salvaguardare quel significato ancora vibrante della nostra cultura?

E in ogni caso, anche qualora fossimo in grado di evitare tutto questo, prima o poi saremo destinati ad incontrare il giudizio finale inferto dalla nostra stella. La luminosità del Sole sta già declinando, e l’umanità di certo non sopravvivrà ad un futuro di perenne oscurità.

Ed è proprio a questo punto che emerge la sfida più interessante: siamo dunque destinati a lasciarci dietro le spalle frammenti inerti della nostra cultura, come relitti abbandonati sulla superficie del nostro pianeta?

Per affrontare questo dilemma, il poeta canadese Christian Bök ha sviluppato un’idea di poesia vivente.

Ancora incompiuto, il suo progetto prende il nome di Xenotext experiment: ha cioè immaginato di poter cifrare un breve verso di una poesia all’interno di una sequenza di DNA, per poi inserire tale frammento nel genoma del batterio D. radiodurans.
D. radiodurans è un celebre microrganismo super-resistente, capace – con ogni probabilità – di sopravvivere ad un collasso planetario per un periodo di tempo inimmaginabile.

Sorprendentemente, Bök non si limita solo a proporre una strategia a lungo termine per la salvaguardia della letteratura mondiale: il suo ceppo batterico geneticamente modificato dovrebbe addirittura essere in grado di produrre poesia esso stesso.

Il segreto in grado di serbare un tale comportamento creativo, è racchiuso nella natura del codice cifrato ideato dal poeta canadese, in collaborazione con un gruppo di biologi molecolari.

In sostanza, ogni lettera alfabetica viene assegnata ad un codone (o tripletta) di nucleotidi, il quale è a sua volta riconvertito in una lettera differente. Questa corrispondenza unica fra l’originale lettera dell’alfabeto e quella che gli vien fatta corrispondere, permette di trasformare il verso originariamente introdotto in un nuovo autentico verso, altrettanto pieno di significato (Figura 1B).

Per chiarezza: un codone (o tripletta) consiste in tre nucleotidi. All’interno di ciascuna cellula, al momento della traduzione di un mRNA (RNA messaggero) in una proteina, ciascun codone viene assegnato ad un amminoacido. La semplice sequenza di amminoacidi prende il nome di struttura primaria di una proteina (Figure 1A).

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The Xenotext project: il DNA come sistema durevole per l’archiviazione della nostra conoscenza

Per prima cosa, il successo del progetto dipende dalle proprietà biochimiche della proteina ingegnerizzata. Essa deve potersi ripiegare strutturalmente in maniera adeguata, ovvero andare incontro ad un cosiddetto folding adeguato, così da risultare sufficientemente stabile da non essere immediatamente degradata dal batterio ospite. Allo stesso tempo però, la sua attività biologica deve risultare trascurabile, favorendo la propria trasmissione alle generazioni successive.

Qualora tutto andasse per il meglio, il sonetto originario Orfeo, che si apre con Any style of life/is prim, darà origine al sonetto Euridice, che esordisce con The faery is rosy/of glow (Fig. 1B).

Pertanto, il leggendario musico Orfeo sarà finalmente in grado di riportare in vita sua moglie Euridice, strappandola dall’eterna dannazione dell’Ade e rendendo finalmente perenne il loro legame.

Purtroppo, la riuscita di un tale sforzo artistico e scientifico rimane al momento incerta.

Ma senza dubbio, Christian Bök sta già esplorando entusiasmanti opportunità per rendere il DNA un sistema d’archiviazione per la nostra cultura.

 

Simone Redaelli

 

Referenze:

Per ottenere maggiori informazioni sull’argomento:

Bök, C.,The Xenotext: Book 1”, 2015.

Una conferenza da guardare: The Xenotext – A progress report

Ricevuto: 05.09.2018, Pronto: 16.10.2018, Editors: ST, RG